LAS-POS A
FEDELE
Dramma Giocofo per Mufìca
DA B.AFPK.E SENT AR SI
NEL TEATRO DA S. AGOSTINO
Il Carnovale del 1771.
DEDICATO
ALLA NOBILISSIMA DAMA
LA SIGNORA
FRANCESCA DURAZZL
IN GENOVA.
Preffo Bernardo Tango, in Canneto»
Con licenza S uftriori.
NÒBILISSIMA
D A M A*
A Sposa Fe-
de le, che campar
| rifceper la prima
volta fu quefto Tea*
tro, ebbe di già in altre parti feti*
ci/fimo incontro. Io non dubito , che
con uguale gradimento non debba
efière accolta , qualora vi degniate
ormarli, del vomirò valevole Patro-
cinio , che in(ì miemmte imploro. La
grandezza del vofiro animo , la gè-
mrofità del vofiro fpmto niente in-
feriore alla chiarezza del Sangue,
che neUe vene vi [corrermi anima
di {involare fperanza , e mi rende
quafi (Icaro di ottenerlo. Gradite
intanto, o SIGNORA, quefto lieve
tributo , che umilmente vi porgo, nel
mentre che mi procuro l 'onore di
proteftarmi col più profondo ojfequio
Di Voi
Nobilissima Dama
Vmìlifs. Divoiifs. ed Obbligatasi Servitoci
Fraticello Bardella*
MOT AZIONI DT SCENE.
.UJAa Viia
ATTO P R 1 M 0.
Appartamento del iVhrchefe.
Bofco.
Camera.
ATT 0 SEC ON D 0.
u
Loggìe corrifpondenti al Giardino del
Marchefe.
Sala nel Palazzo del Mirchefe con quattro
Porte corrifpondenti a diverfi Appar-
tamenti.
ATTO TERZO.
. l I A
Loggìe Corrifpondenti al Giardino del
Marchefe. r T
INVENTORE E DIRETTORE
DE* BALLI.
Mr. Carlo Rufsler.
Ballano*
Signori. Sis^nort.
Mr. Carlo Rufsler Terefa Tizzoni
Giovanni Nerj. Giufeppa Tizzoni
Antonio Sanguineo Terefa Affner
Girolamo Traina Francefca Traina
Figuranti
Numero quattro.
PRIMO BALLO.
La Fedeltà protetta da Amorè
SECONDO BALLO.
Le Nozze di Campagna.
PERSONAGGI.
ROSINELLA. Spofi prò- PASQUALINO.
Sig. Maria Anna meffi e fai va- Sig. Giacomo Fio-
Valfsccbi Rufsler ti dal nau- rivi Firtuofo di Ca-
detta la Calzati- fragio. mera di S A. Se-
na reniffima la Si'
gnor a Duchrffa di
Majfa e Carrara 9
Principerà Eredi-
taria di Modena*
CAMILLA, Sorella del Marchefe
Signora Maddalena Feraglioni di Acinè*
MAR CH E S E di Vento Ponente.
Signor Giovanni Morellù
LAURETTA, Cameriera,
Signora Anna Pagnanelli*
Ò ONTE LELIO-
Signor Antonio Vagnanallu
VALERIO.
Signor Giovanni Ccfia.
Servi f Lachè del Marckefe , c Cacciatori*
LA MUSICA
Pel Celebre Signor Guglielmi Maeftro
di Cappella Napolitano.
D A n O
1*9 i
rtpti
ATTO PRIMO!
SCENA PRIMA.
Appartamenti del Marche fe con Tavolini
fopra de' quali vi Itanno alcuni abbiglia-
menti di fuo fervizio.
Il Marcbefe, Valer io , Lauretta , ed altri fir-
vitori che fervono il Marchefe.
Mar. li JT l Ci portino qui avanti
iy/X. Gli Orologi , i miei Brillatiti,
La mia fpada gioiellata ,
Quella d'oro, la dorata ,
Il Battone temperato,
Il Cappello gallonato ,
Qptl con piume, quel da viaggio
Venga avanti , venga il Paggio,
Porterò quel che mi piace,
Or che vado a patteggiar.
Val. ( Tutto quanto il guardarobba
Lau. Si fa or' ora qui portar. )
Mar. Guarda un poco quella fpada.
Val. La migliore non fi dà.
Mar. Guarda un poco queft' anello
Lau. Bello , belio in verità.
Mar. Or che fon cosi velìito
Olfervate un pochettino
a
-a Atto
Zauì Un famofo Paladino
'Pai Z Ciafchedù n vi crederà"
ftutti Già il grande Marchefe
Di vento Ponente
In ogni Paefe
Suonare fi fente :
-l»\fis La Fama rimbomba
E con la foa Tromba
Rifponde qua e là.
iMar. Dov' è noftra nipote ?
Lau. Innanzi giorno
Oggi dal letto alzata
Dai Conte accompagnata andò alla Cac^
E fino ai mezzogiorno (eia
Per quanto diffe a me non fa ritorno.
Mar. Vada pur , fi diverta
In compagnia del Cavalier fervente,
Non me ne importa niente.
Ehi dico : Fa all' Amore ?
Lau. Io non capifeo
Se lo faccia per burla oppur da vero.
Mar. Anzi di ciò non me he importa un /ero.
Faccia quello, che vuole io tutto approvo.
Quando vuol maritarli
Balta , che me Io dica
Ch' lo la dote darò fenza fatica;
Primo. 13
Ch'avete maggiordomo?/7"*//- 1 conti miei
Raflegnar io vorrei .... Mar. Che conti !
Che ve 1' ho detto ancora , ( Andate
Deve quefta mia mente
Penfar folo alla gloria , ed occuparli
In cos' eroiche, e belle,
E non perderli in quelle bagatelle.
Orche vòa palleggiar , mi vengan diètro
Sei Lacchè, fei Staffieri,
E fei Palafrenieri,
Co' Palafreni a mano,
E due Corrieri avanti
Suonando il Corno, avvifino ilPaefe,
Chea paleggiar fi trova il gran Marchcfe.
SCENA TI.
_ Lauretta e Valerio.
Lati. I ? Vviva , evviva il matto ! (to
V&ti lj Evviva pur. Mai fatti noilri intan-
Noi, mia cara , facciam dal notlro canto-
Lau. Quello è vero. In un' anno
Che fono in quella cafa,
Mi fon fatta la dote, e generofa,
Val. Seguita pur, ma un di farai mia fpofa
Anch io vo accumulando
Ciafcheduna giornata
Tanto ; ch'jn breve vivcrò d' entrata
a 3
4 Atto
Lau. Mi vuoi poi ben , Valerio?
Pai. E non lo fai.
Lau> Davvcirmi fpoferai?/^/,SÌ mia Lauretta
Tu fei la mia diletta ,
La mia cara, jl mio bene,
E perchè ti afficuri
Dell' amor, che ti giuro , e ti profeffò,
Se tu dici di si, ti fpofo adeffo.
Lau. Qua fu due piedi?
Val Oh su due piedi ! Bafta!
Penfa tu ai cafi tuoi ,
Ch' io per me fatò ben quello, che vuoi.
E' ver che mi fu detto
Che le femmine fono
Tante mandorle amare inzuccherate,
Di fuori dolci , e care ,
Dentro cattive , e amare
Ma pur voglio provar, che forfè un giorno
Cullando il dolce, e caro
Guiterò con il dolce, anche l'amaro.
SCENA I I I.
Lauretta fola.
Lau. IJOvere Donne! Ciafcundi un prò-
,Jp Si ritrova per noi , ( verbio
E degli uomini poi
Che cqfa s' ha da dir? Oh quanti,e quanti
Primo. 5*
Dicono tutto il mal del noftro feflb,
E poi ftanao alle Donne ognor ^d'appreflb
Sono ancora giovinetta ,
E fo ben che mi fu detto ,
Che begli occhi, e bel vifetto
Che aflòmiglia al dio d'amor!
S' ho defio di farmi Spofa
Non è cofa ftravagante ,
E fe manca il primo amante
Troverò degli altri ancor,
SCENA IV.
Rojtnella
TImorofa avanzo il piede
Qui folettaj e fenssa feorta;
Qua la fpeme mi conforta
Là mi abbatte il mio timor.
Refto? vado ? Torno indietro ?
Vuò feguire il mio fenderò,
Non diffido, non difpero
Di trovar pietade ancor,
povera Rofi nella !
Fatta da amore ardita
Son di Cafa fuggita
Con il mio Pafqualino;
Ma feco per fuggire al mateefpofiaj
Ecco la fuga mia quanto mi cotta.
ft 3
6 Atto
Rotta la nave, io non fo come ancora,
Un marinar cosi tra viva e morta
M abbia al lido portata;
Ma fola mi ritrovo e abbandonata ;
E del mio Pasqualino
Che cofa mai farà ? gito al profondo
Poverin già paffato è all' altro mondo.
Mifero Pafqualin ! ma io qui intanto
Sola, piena d' affanno , e di difagio
Che mai farò? Gente? pietofa gente?
Ah ! qui nefliin mi fente. . .
Piano che fentir panni un calpeftio.. .
Ma in quello bofco ( Oh Dio . )
Che folfer malandrini? E ben per quello
Non voglio Spaventarmi
GiàquellO j Che non ho, non può rubarmi.
OiTerverò in difparte.// Ym><3
SCENA V.
Conte Lelio , Camilla feguito di Cacciatori,
e Rofinella in difparte
On. TQ Er fecondare il vollro
JL Ecceffivo trafporto per la Caccia^
Mi fate girar tanto
li monte, il bofco, il prato,
Che fon tutto fudato, e affaticato.,
Non ;ptHFo ' pi ù da v v'ero* k%u* * ' ^a
Qtm, Che brayo^Cavaliero!
Primo. 7
D'una giovine Dama
Vi ritrovate al fianco,
E così pretto dite: Io fono fianco*
Sediamo per un poco,
Su un di que* faffi almeno . Siedono
Cam. S^diam per compiacervi.
Rof. ( All' aria, ed ai vettiti,
Che q\iei fian Cavalieri , or certo parmi
Voglid farmi coraggio, ed avanzarmi-)
Cam. Vi fìete ripofato? Con. Oh nò. Vi pfggo,
Di farmi alzar di quà non v'affrettate.
Rof. ( Ho timor.... Mi vedranno
Cosi malconcia , e invece ppTb
Di aver di me pietà , mi fcaccieranao.
Vuoi la neceffitade ,
Ch'io trovi un'invenzione,
Sperando di trovaer più compaflìone. )
Signori in Cortefia ?
Co». Chi è quà? s'alza Cam. Che veggo?
Cosi bella ragazza in quello Bofco? / alza
Che fate qui ? chi fiere voi ? Parlate .
Da noi cofa cercate ?
Rof. Ben pretto appagherò le vottre brame
Una Dama fon' io ( morta di fame . }
Cam. Una Dama ! Ma come
In sì poveri arnefi ?
a 4
&; Atto
Rof. Tutti i miei cafi or vi farò palefi ,
Sono Italiana, a Genova fon nata,
Spofa fui desinata
A un Baron iorartiere.
( Pafqualino faceva il Cameriere. )
Fatte le nozze, il mio Baron volendo,
Condurmi al fuo paefe , entrati in mare,
Una fiera Burrafca
i Ruppe il noftro vafcello; e non fo come
Due giorni fono già, che quafi ertinta
Reftài dall' onde al vicin lido fpinta.
Cam. Veramente di voi fento pietade ,
Ma ejpfendo qui arrivata ,
Chiamar non vi potete
Sventurata del tutto.
Apprettò d'un mio Zio, che abbonda d oro
Troverete riftoro;
E in noitra compagnia
Vivetete contenta in allegria.
Rof. Vi renda il Ciel mercede.
Con. Ma del volito Spofino,o gentilDama,
Sapete che ne fia?
Rof. Dati' onda attòrto,
Ahi! dà pianger mi vien .... Mefchino è
Cam. Conciatevi , amica : ( morto.
Qualch' altro cavaliere
Primo: 9
Non può inancamJn grazia, il nome vo-
Di faper delio. ( Uro
Rof. Donna Aurora del campo è il nome mio
Cam. Conte Lelio , ben torto
Si conduca alla Terra. E fe pur anco
Vi ritrovate fianco,
A voftr* agio verrete. Amica , andiamo;
Seguitemi j e vedrete
Che fventurata afFattò ora non fiete.
In me non v' è finzione
Ho un Gore fchietto fchietto,
E quelV è la ragione
Ch' ognun ha del rifpetto,
. Della bontà per me.
Mi faccio rofla , rolla
Se dico una bugia.
Son femmina d'onore
Son tutta cortefia
Trovarne un'altra (Traile
Potàbile non è
Rof. ( Rofinella felice,
parte co' Cacciatori
S' è vero quel , che dice ;
Corro Intanto veloce al dolce invito,
Per riftorare alm.cn il mio appetito. Jjirfó
a i
io Atto
SCENA V I.
1/ Conte , poi Pafqualìno
Con. THS Avvero al volto , al brio, ,
I 3 Che Pania quella fia , credo an«-
On come van le cofe .... ( cor' io.
Ma quelle ombre , il frefehetto.
Del dolce Zeffiretto
M' invitano a godere un'altro poco
Di placido ripofo, fieàe
Torno a feder fotto quel faggio ombrofo.
Pafqu. Infelice Pafqualino
Quanto mai Tei fventurato,
Senza avere un fol quattrino,
Sei da tutti abbandonato,
E già lenti dallo (lento
Che cominci, o Dio,a mancar.
Zitto , che vedo gente. . ,
Oh ringraziatoli Ciel ! dopo due giorni
Che per quefti contorni errando vado
Qualchedun trovo alfin . . . Ma della bella
Cara mia Rofinella,
Che cofa farà mai?
Mifera fventurata?
Ah , pur troppo nel mar reftò annegata;
Ed io , benché falvato , j
Se qui non trovo ajuto |
Primo. il
Dalla fame morrò... Signor cortefe,
Ora , che ripofate
Se vi vengo a ftarbar, deh perdonate.
Con. Olà: Che vuoi ? chi fei? s'alza con impeto
Quali fon le tue brame ?
Che fai qui ? che cor' hai ?
Pafq. Fame , e poi fame .
Con. Va a lavorar birbante:
Vergogna! Tu fei giovine, fei fano,
E foltanto per mala volontà
Vai cercando cosi la carità.
Pafq. Ah, Signor ; fe fa pelici cafi miei,
Pietà vi detterei .
Son povero figliuolo
Che colla Spofa mia nel mare entrato ,
Un Vento infuriato
Romper fece la nave a un duro fcoglio;
E di tanti che fummo, io per gran forte
Tutto perdei , ma pur (campai la morte.
Con. E la tuaSpofa?
Pafq. Oh povera mefehina!
Mi fera Roiinella
Preda retto dei mar nella procella.
Non avea ancor vent anni ,
Bella, come una Rofa,
Tutta grazia , amoroia ,
a 6
12 Atto
Fedele , e di buon core . . .
Ah, da pianger mi vien dal gran dolore.
Con. Tu mi lai compaflìon . Ma Dimmi,
Donna Aurora del Campo (certa
Era nel tuo Vafcello ?
Pafqu. Tal Nome mi è Novello.
Cont. ( In altra nave.
Convien dunque , che fofle.)
Sai fare alcun mestiere b
Pafqu. Al cafo faprei fare il Cameriere.
Cont. Bene: voglio impiegarti.
Sieguimi , e troverai da disfamarti.
Io ti darò un padrone,
Che il miglior non fi dà tra le perfone.
Balìa , che tu gli accordi
Le maffime itravolte, ch'egli ha in Tefta
Che per altro Itarai mai fempre in feìta.
Pafqu: Io fon pronto: fon qua. Di tutto core
Vi ringrazio Signore;
Ma vi prego in legnarmi
Di qual umore ei fia, per regolarmi.
Il Cervello ha già feon volto
Per lettura di romanzi ,
. Niun Si crede , che l' avanci
Di valore , e nobiltà.
Or li crede eifere Orlando.
Ptitno. 1 3
Ed impugna feudo, e brando.
Monta in fella qui , e là.
Or fi crede altro Guerriero
E facendo un-tal meftiero
Balconate, e colpi fieri
Ai rtaffieri , e Camerieri
Già credendo guerreggiar.
Ma alla pretta la tempelìa
Palla e torna in buon cervello
Quello e quello à regalar-
Hai tu fentito
Quefte la regola
Non ti /cordar-
Abbi giudizio
Non dubitar. parte con Pafq>
SCENA VII. ;
Appartamento del Marchefe,
II Mar chef e , e Camilla , e poi Rojtnella
con veflito nobile , e fervitori.
Mar. T7 Enga , Venga r Nipote ,
V La Dama naufragata ,
Che farà ben veduta , e ben trattata.
Cam. Vederete un Vilìno ,
Che merita pietà. Mar. Ben, tanto meglio,
Fatela prefto entrar.
Cam, Vado da lei ,
a 7
34 Atto
Che nella ttanza mia di miglior vette
Ch' io le feci portar , fi ltà adornando.
Signor Zio al vottro cor la raccomando.
Mar. Con quefta foreftiera
S' accrefeerà la nottra compagnia :
Maggior corteggio avrà
La nottra nobiltà. Pretto, Serventi ,
Ad alzar la portiera ftate attenti ;
E due fedie ben pretto apparecchiate
Eccola qui davver. Pretto: che fate?
Rof. A un Cavalier sì nobile ,
D' origine antichifiìma,
Ecco ima Dama incognita ,
Si fa ferva umiliflìma.
Mar. ( Complimenta affai ben. )
Rof ( Sono imbrogliata )
Mar. Vi prego di feder.
Rof. Molto obbligata. Siedono tutti due
I cali miei terribili
Non so, Te vi fian cogniti :
Perdei lo fpofo e i mobili
Del mar nelle voragini
Mar. Dama, i purgati termini
Mi rendono incantato
Di voi la mia Nipote
Appieno m' ha informato.
Primo. ff
( Com'è bella, e gentile!) Rof (Mi guarda
Notì vorrei che feopriffe ( attento.
Da' miei lineamenti ,
Che erano -calzolari i miei parenti.
Mar. Veggo , e con ragione ,
Che (late penfierofa ,
Perchè vedova fiere appena Spoù.
Ma poiché la tempefta
A si lontana Spiaggia ora ¥ ha tratta*
Non temete, voi liete,
Dove pregio fi fan di venir tanti ,
Siano pur Dame, o Cavalieri erranti;
Rof. Già fin ne* miei Paeli
Di voi parlare intefi ;
E fo , che liete il fiore
Di tutti i Gavalier di gran valore.
Mar. ( Fortunata per me, cara tempefta^
Che tralfe alla mia Terra
Dama così gentile. )
Rof. (Come mi guarda: affé farebbe bella,
Ch' io gli piacerti. ) Mar. Dama voi non.
Rof. Cavalìer , voi tacete ? (parlate ?
Mar, Vi guardo. Rof Anch' io .
Mar. In me cofa vedete?
RoC. UnCavalier amabile.
Mar. Ed in voi ita enervando
a 3
i6 Atto
La Dama pùi gentil , la più corte/e
II Tempre voftro ammirator Mar-chefe.
Rof. Troppa, troppa bontà?
s alza, . indi fubito il Marchefe.^
Mar. Retiate ... E come ?
Volete voi partir? Rof Reftando ancora...
Mar. Dite, vi prego
Rof. Ahimé? troppo direi,
E volendo parlare , arrostirei.
Ben capirmi voi potete
Senza farmi più parlar . ..
Ah fe voi non m' intendete
Più non fiate a ricercar
Parla n troppo gli occhi miei . . .
Son modefta, e non vorrei. . .
Ah Furbetto , si capite ,
*■ Che vi veggo fofpirar.
Quel caro /ofpiro
Quel languido pcchiettp
Il core nel petto
Mi fa palpitar. parte.
SCENA V I I I.
Il Marcbeje , fot Conte Lelio con Pafqualim.
Mar. ^\ H mio core magnanimo,
K^J Giàtifenti infiammali. >.
Piano Marchefe
u J9
Primo. 17
Precipitar cosi .... Non è già folo
Infra gli Eroi il mio efempio. Il dice il
Vifta la faccia bella, Taflo:
Nonfcefe,oè, precipitò vii fella.
Con. Oh amico , Oh Cavaltero,
Famofo, e rinomato,
Ecco vi raccomando un difperato.
Quel \i , mefehino in mare,
Ha perduta la fpofa , ed ogni avere;
Ma sà fare il meftier del cameriere.
( Parlagli come ho detto. )
Pafq. Oh Illuftriflìmo , edanzi
Valorofo Signor , i cui Tefori
La nobiltade, ed il faper profondo.
Van per grido anco fuor del Mappa-
Alla voiìra pietà mi raccomando, (mondo
(Non vorreijch'orcredeile efTerOrlando.)
Mar. Di qual paefe fei? P^.Sono Italiano.
Mar. (Ed Italiana è pure
LabellaDama, che il mio core accende.)
Giacché qui ti condulle la fortuna,
Ti prendo al mio fervizio.
Olà: qual il conviene vengono due Jer-
Alla grandezza noitra, abbia co(iui (vitori
Un veftito pompofo., e purché intorno
Della mia Nobiltà ì' Eco rifuoni,
i8 Atto
L' oro profonderò anche a milioni.
Pafq. Grazie a Volìra Eccellenza.
Mar. Sarà la tua incombenza
Di fervir per gran forte
Una Dama venuta alla mia Corte;
Una Dama s\ bella,
Che Angelica , Ifabella ,
Erminia, Fiordiligi, e Bradamante.
Cedono al paragon di queifembiante;
Una Dama, di cui l' aimc pupille
Farian vinti cader Ettore, e Achille.
I Popoli Britani
Francefi, ed Alemani
Gli abitator del Caucafo
Che per il freddo tremono
I pazzi, i dotti, i faggi
Gli uomini più felvaggi
Senton le fiamme al Cor,
Ed io che fernpre a lato
Mi veggo un vifo bello,
Una Donzella amabile,
Un fuoco, un Mongibellò,
Non arderò d' amor?
Si si la mia Rofina
La cara Conteffina
Io voglio amare ognor. Pene
Primo 19
SCEN A IX.
Conte , e Pafqualino
Con. O Enti a qual fcgno arriva
£5 La tua fortuna ?~ Va , che fei fe-
Mentre fervir dovrai ( lice.
Donna gentil , che ha si vezzofi rai.
Ma tu mefto mi fembri ora che appunto
Rallegrar ti dovrelti >Orsù , a che, penfi?
Pafq. Mifero me ? Sentendo
A nominar Donna sì vaga e bella
Io penfoa Rofinella,
Oh quanto pagherei
Che qui meco a fervir foffe ancor !ei#
Con. Chi fa , fe foiTe vi va , ed i n Tua vece
Tu fofli morto , fe di te a queft' ora
Si ricordafle più. Le Donne tutte
Nulla più facilmente
Si feordan d' un marito,
Quando già all'altro mondo ei fe ne gito,
Pafq, Ah , Signor , Rofinclla
w era troppo fedcl, troppo mi amava ,
Ogni giorno mi dava
Prove d'amor lincerò 9 ed ogni dì
Quand'io flava con lei dicea così !(fondo
Io fon .... Tu fei ... . o Ciel io mi con-
Vorrei parlar, e ognor mi \dene avanti
so Atto
L'imagine di lei, e parmi ognora
L' ombra veder della mia bella elìinta
Chiederà Pafqualino ancor Ainore
Non t' affligger mio core ;
Se fon qui teco,più non hai fofpetto
Tu fei l'anima mia, io il tuo diletto.
Ombra vana, a un ombra viva
Soccorrete, e date ajuto.
Ma filcnzio che vien Pluto
Colla moglie in guardinfante
Che la fcrvon di volante
Gambacorta , e Belzebù.
Largo, Largo , già s' avanza
La famiglia affumicata,
. O che Corte iniqua e ladra !
E Didone , e Cleopatra
La fua coda , ch4 è alla moda
Or calando , or follevando
Vanno ancora in sù, e in giù
Ah ! Cleopatra affabile
Volgi quel occhio tenero
Ad un Narcifo amabile.
Che fi prefenta a te.
Ma dove è la Sibilla.
L'infida dove andò.
Ah che vaneggio il foj
Primo. 21
Ahi che deliro oimè.
Che fiate maledetre,
O Donne tutte , tutte,
Che vecchie, belle , o brutte,
Non fate più per me.
Con. Coftui faria un efempio
Dell' amor più coftanre,
Se durafle cosi.
Ma pattati tre di, come fan tanti;
Le lagrime fi feorda ,
Fa di nuovo all'amore, e già fi fpofa ;
Ma panatiche fono altri tre giorni
Colla nuova Contorte
Pianger di quefta ancor vorria la moEte.
SCENA X.
Valerio , indi RoJtnella)e Lauretta.
Rof. Afta, bada non fate (domo,
Val. j3 Più cirimonie, io fono il maggior-
E comanda il padrone
Che tutta 1* attenzione io debba avere
Per voftra Signoria.
Lati. Ed io Signora mia
Cameriera di caia
Ordine ho d'ubbidire
Ogni di lei comando
Onde alla grazia fua
22 AttO
Mi raccomaodo.
Val. Si degni comandarmi.
Lau. Da' cenni fuoi dipendo.
Rof Che mi vogliate ben per ora intendo.
Pai. Sua bontà. Lau. Troppo onore.
Il nuovo fervitore ,
Già detti nato per fuo cameriere
Mi fembra di vedere:
Ehi , amico ? Venite verfo la Scena
Della voftra padrona alla prefenza;
Venite a farle omaggio, e riverenza.
Pafq. Goti tutta 1' umiltà , tutto il rifpetto
Vengo . . . . ( che faccia è quella ! )
Rof. ( Pafqualino . . .
Non fallo... OhCiel!)
Lau. Seguite a Pafquellino*
Pafq. Vengo, nobil Signora....
(Sogno, vaneggio, o fon fra l'onde ancora?)
Rof (Come mi batte il core!
Peverin ! fta dubbiofo.)
Pah F4akeJl. complimento, a Pafqualino
Pafq. Vengo... (il mio core a palpitar io fento)
Non pollo andar più avante
( E' quel di Rofmella il bel fembiante! )
Rof. ( Qua ripiego ci vuol. ) Veggo cortui,
Ch* è timido « e confuto.. Andate voi ,
Primo. 23
Andate pur altrove ; e tu qui retta.
Pafq. ( Di Rofinella pur la voce è quella. )
Val. Vado , e (tarò attendendo
Di fetvirvi i" onore. fartè
Lau. ( Uno Sciocco mi par quel fervitote. )
SCENA XI.
Rofinella, e Pafqualino.
Pafq.CJT? H, eh' è deflà fenz'arltro. . volendo
JL^ Ma .... ) accojìarfi fi trattiene
Rof. ( Potàbile ancora ,
Che pofla dubitar? )
Pafq.^ Poffibil mai,
Che non mi riconofea? ]
Rof. ( E può ftar tanto
A parlare con me ? )
Pafqu. ( Le braccia al collo
Non corre ella a gettarmi ? )
Rof. ( Mi guarda, e ancor non viene, a falu-
Pafqu. Senz' altro. Rofinella ? [ tarmi?
Rof. Pafqualino? Pafqu. Mio ben.
Rof Idolo mio!
Tu qui falvo?
Pafqu. Tu viva ?
Rof Si, un bravo marinaro
A riva mi conduce.
Pafqu. Ed io caduto in mare ,
34 Atto
M' hanno due pefcatori
In fui Lido vicino
Tirato sù per un Vitel marino.
Rqf. Ohchegioja! Pafqu. Oh Diletto!
a 2. Evviva . Evviva !
Pafqu. Ma dico ; Rofi nella !
Come qui? In quelli arnefi?
É da Dama trattata?
Rqf. Senti, Mio Pafqualin: fra me penfando
Trovar più compaffione
Tra nobili perfone
Col fingermi ancor io Dama di conto,
Per tale mi fpacciai con un racconto.
L* invenzione ebbe effetto:
Ritrovai qui ricetto.
Son da tutti onorata,
E più eh' altri al Marchefe io fono grata.
Pafqu Mi fpiace quella cofa.
Lo fai pur, che tu devi effer mia fpofa?
Che per quefto fuggiti
Rof Io fo ben tutto.
Son la tua Rofinella ,
Tu fei il mio Pafqualin. Spofi faremo;
Ma conviene per ora
Seguitar la finzion : Se ci feopriamo,
Di (cacciati farem come birbanti i
Primo.
Sai quante miglia , e quante
Siam d' Italia lontani. Or vedi bene,
Approfittar dell' occafion conviene.
Pafqu.. Ma però onestamente ?
Rof. Ci s' incende.
Pafqu. Avverti fopra tutto
Non darmi gelofia.
Rof. Lo so , eh' hai tal pazzia,
Ma tu fai chi fon' io ;
Nè puoi mai dubitar dell' amor mio.
Se l'amor mio ti piace,
Se credi alla mia fè,
Offerva tutto in pace,
E lafcia fare a me.
Pafq. Cara , ftarò o {larvando ,
Gelofo non farò.
A te mi raccomando ,
E dubitar non vò.
Rof. Quando c'è alcun prefente,
Attendi al tuo dover.
Pafq. Ma quando non c' è gente ,
Non fon più Camerier.
Rof. Reftando nói foletti,
Potremo , i noftri affetti
Trattar con amiità.
a 2. Cosi va ben, beniuìmo,
qq/V
info
16 Atto
Contento, conte ntiffinio
Quefto mio cor farà.
SCENA X I.
Camilla, e detti.
Cam. Ara amica , ad abbracciarvi
Io ritorno di buon cor.
Rof. Voi volete incomodarvi,
Voi mi. fate troppo onor. iabbr.
Pafq. ( Abbracciate allegramente,
Che di ciò non ho dolor. )
Cam. Vò parlarvi di premura
Rof Ehi : due Sedie pretto quà. a Pafq.
p.fq. Son Ielle
5$ a 2. Accomodatevi.
Cam.
Ricusando ciascuna difeder la prima,
e Pafq. va in difparte.
Cerimonia non fi fa.
Cam. Son Meffaggiera
D' un cuor collante ,
Che delirante
Per voi fen fla.
Pafq. ( Come ! che fcnto !
Vo lW attento
Come , che va. )
Cam, Il v olirò merito
Primo 27
Il core accefe
Del Zio. Marchefe ;
Pace non ha.
Pafq. Che vada al diavolo ! forte.
^ a 2 Che cofa c' è ? ahandofi.
Pafq. Parlo, fcufatemi,
Parlo da me ?
Rof Se voftro Zio torna a federe.
Ha per me affetto,
E' tutto effetto ,
-0 Di fua bontà.
Cam. Ecco il Marchefe ;
Eccolo quà. fi alzana
Rof. Ehi cameriere?
Pafq. Sono al fervizio. a eco ft. a Rof.
Rof. a ( Abbi giudizio
Pafq. a Per carità. )
SCENA. XII.
// Marchefe , e detti.
Mar. Co qua mia Baroneffa
li Di quel volto al bel fpleadore,
Come cede il mio valore ,
Ne lo poffo fimular.
Rof. Cameriere , un'altra Sedia.
( Quefta co& affai m'attedia. )
3g Atto
porta la Sed. lont. dall' altre due*
Mar. Più vicina deve ftar^
pjfq. Più vicina ?
Rofl Un altro poco.
Paf. Sentirete troppo foco
Con il troppo avvicinar.
( Ah triftaccia ! ) a Re/, nel $art.
Rgp ( Abbi cervello. )
Mar. Cameriere, va bel bello
IÀ di fuori a patteggiar.
Pafq. ( Quefla volta già m' accorgo,
Che colui mi fa crepar. )
finge partire.
Cam. Signor Zio, che cofa avete?
Mar. Caldo grande! caldo grande!
Voi con gli occhi mi accendete.
Rof. Ah Marchefe, cofa dite?
Cuftodite il voftro cor.
par ( Maledetto ! Lo fa appofta !
Sempre più colui s* accorta !
Crepo già , fe afpetto ancor! )
Mar. Quefta mano delicata
Deh, lafciate riguardar.
piglia la mano a Rof.
Pafq. Maledetto ! Digraziata!
forte e fi ritira fubitf.
Primo. 39
Rof. Ah Signor , non (lare a' far.
Mar. Così' buona, emodeftina,
Tanto più m' ardete il fen.
figliandole di nuovo la mano.
Pafq. Faccio or' ora una rovina còme /opra
Rof Quella fmania non conviene.
Mar. Paronefla , mia gentile ,
Per pigliare l'aria freica ,
Ch ora andiamo ; non v* iacrefca
La campagna a vagheggiar.
Rof Non ricalo tal onore;
Vederemo i bei fioretti.
Sentiremo gli Augel letti
Tra le piante a gorgheggiar.
s' alzano per partire ed il March',
dà braccio a Rof
paf. Ah, non poflo più ltar faldo!
Oh che fmania ! oh, che gran caldo !
a 3. Che cos' hai ? Che vieni a far ?
Paf. A (colta te, miei. Padroni,
Ho veduto dai Balconi
Uno Spofo poverello,
Che alla brufea il fuo cappello
Gli vorrebbon far portar.
Ed in tanto Pafqualino
Stava in pace ad oifervar.
30 Atto
Mar. ) / Dal balcone qua vicino
Cam.) Voglio un poco anch' io guardar-
vanno affacc. ad una finefira.
Pafq. Affaffi na , trilla , i tigrata !
Cosi fai fu gli occhi miei ?
Morirò per tua cagion.
Rof. Vanne via , che pazizo fei.
Mi tormenti fven turata ,
Senz' un'ombra di ragion.
Paf. "Quella mano in faccia mia ?
Rof. Quella è tutta pulizia ,
a 2. Tu mi fai precipitar.
Mar. Quelli è pazzo : non e è niente.
Cam. Coilui fogna dando dello.
Mar.) ¥ Parla, lìolto , parla 'predo ,
Cam.) ' Cofa vieni ad inventar?
Rof. La paura avuta in Mare
Lo fa adefTo vaneggiar.
Pafq. Si fon pazzo , Io confetto :
Non capifcojpiù me fteflb.
Già mi fento vacillar.
. Se fei pazzo, vanne via ,
a 5* fi Non ti, voglio fopportar.
Paf. Oh , che fiera gelofta !
Io mi fento lacerar.
Fine dell' Atto Primo.
ATTO SECONDÒ!
SCENA I.
Logge corrifpondenri al Giardino.
// Marchefe , e Valerio.
Mar. jf~\ Uel camerier novello
M* aveva quali quafi impaurito
Con quella inafpetrata fua pazzia
Ora che fa colui?
Val. Si è rimetto in cervello.
Mar. Io ("cacciarlo voleva ,
Ma poiché T' adorata BarOnelTa
Mi prega di lafciarlo al Tuo fervizio ,
Contraddirla non ofo.
Che dici tu , Valerio ,
Di quefla Dama infigue?
Val. Io veramente
Dico, che ha molto merito. ( cora
Mar. Tu mo'.to? Iodico tutto. Orlando an-
Ruggero, Rodomonte , infin Gradaffo
Remerebbe per lei conquifo e laifo.
Credi tu , che 1' antiche Dami erranti
Follerò come lei? Oh..,. . Va a vedere
Nella mia Galleria tutti i Ritratti,
Niuna Beltà s' appretta
Alla cara', e gentil mia Baronetti.
m Ano
Ma tu che dici
Al prefente di me ?
Val. ( Non fo , che dire , )
Mar. Che ti pare ? Fai. Di che? j
Mar. Del tuo Barone.
Via parla : in me , che Vedi ? ( rante,
Val. Il mio Padrone. Mar.E non vedi igno-
Che or più non fon quel eavalier si fiero
Che avea tra i Paladin i' onor primiero?
E non vedi che amore
Manfueto mi rende ,e fa fcordarmi
L' tifato mio valor, le fcienze, e (' armi ?
Val. E' vero :Si Signore . Mar. E cofa credi,
Che ne fuccederà!
Val. ( Sian maledette
Quefte interrogazioni ! )
'Mar. E non Rifpondi?
Val. Io credo .... Signor mio. .. .
Mar. Tu ti confondi.
Bel piacer per voi farà
Quel vedermi innamorato jt
Palleggiar per la città ,
E fentir in ogni lato
Dir la gente eccolo là
Il Cupido, il dio d'amor:
C.ii dirami fenta in grazia
Secondo. Jgg
Chi dirà Signor la prego
E voi pien di gravità
Dire ad uno grazie quà
Dir ali' altro grazie là
Lei s' accodi eh' io mi vanto
D' ogni'Donna il vinciror. parte
S C E N A II. *
Il Marchefe , poi Camilla , e Lauretta.
Mar. He Gènte fenza fpirito !Eh , vo-
Rinnovar la mia corte, ( gl'io
E voglio , che chi viene al mio fervizio
Per capo principale
Abbia avuta la Laurea Dottorale.
Cam. Signor Zio ,quà vi ritrovo ? (potè
Mar. Voi pur al frefeo ? E che vuol dir Ni*
Che il voftro fido Conte
Non è con voi, ma in vece
Avete in ^compagnia la cameriera >
Cam. Perchè alla foreftiera
Sta a far convenzione.
Mar. Come? alla Baroneffa?
Cam. Si, Signore.
Mar. Oh, Signor Conte mio, voi la sbagliate-
E voi , giacché l' amate , a -
Spofatelo una volta , e Ila finita.
Ma vado io, ma corro
b
34:
Atto
Ma no : Se fla con tei , faròavvifarlo
Coi dovuti riguardi ,
Ch' io lo cerco, che venga , e che non tardi.
Camilla , e Lauretta , e poi il Conte.
Cam. t. 1 ^ U fteffa mi aflìcuri
I Che lo vederti entrar*
Lau. Dopo la tavola
Entrar certo lo vidi
Nelle flanze di lei ; nè fin ad ora
Si è veduto tornar .. .. Eccolo appunto;
Ecco, Signora mia , da quella parte
Qui fe ne vien. Cam. Sì , venga ;
Voglio farmi fentir.
Con. Per ritrovarvi
Su, e giù tutto il palazzo
Finora ho ricercato.
Cam. Bravo ! ritorni ove finora è flato
Con. Spiegatevi, Cam. Oh innocente!
Con. Dove crede eh' io foflì ? a Laurettù
Lau. Io non fo niente. Cam. Velo fpieghe1 (
Voi della Baronefla ( rò ic
Forte amico finora :E perchè appunto !
Celarmelo tentate ,
Sofpettar con ragion di voi mi fate.
Balta che rammentiate,
SCENA III.
d
Secondo»
Che I'idol mio voi liete,
Che quello cor v' adora
E che v' attendo per parlarvi or ora.
Nel partir Contino mio ,
Strano moto in petro io lènto
Non so dir che cofa fia ,
So che turba il mio piacer
Ah comprendo il mio tormento
E' il mio cor, che m' abbandona
E' il mio cor, che fugge via
Per rettar vicino a' te.
Caro Confofalo ,
Caro Confervalo,
Vedi , eh' il mifero
Chiede mercè. Partei
SCENA IV.
Lauretta, ed il Contei
Lau. {TJ Ignor, avete intefo?
£j Lei ltefla vi ha veduto
I Cogli occhi propri entrar.
Pont. Oppur tu iofti,
IChe glie V hai raccontato ?
Cor. lei, tei giuro, io non ho ancor parla».
Va, Lauretta, a Camilla^
Fa tu le feufe mie,
Chiedi per me perdono
b 2
36 Atto
E dille pur, chea lei fedele io fono.
La u. Io lo farò ma poi . . .
Con. Se tu fai bene
Puoi fperar un regalo.
Lau. Sol .tinto ch'io lo fperi
Vado, ma lo farò mai volentieri
Per ben maritarli
Del brio che non falla ,
Deli' aria , ma tanta ,
Ballar con chi balla ,
Cantar con chi canta ,
A tutti prometter
Ma tutti burlar.
Sian vecchj gl' amanti
Sian pur giovi notti
Ci fono i merlotti ,
E bafta nel mondo
Saperli trovar. pari
Cont. Pur troppo amor m'invoglia
Di parlar con la vaga BaronelTa:
Ma dorme , o ita occupata
In camera ferrata :
Non fo come per lei
Io mi fento infiammar.Cara Camilla,
Quefta volta perdona ,
Non incolpar il povero mio core
Secondo. 37
Cosi fpeflò di noi fa gioco amore.
Vò falcando un mar crudele
Senz' argento, e'n mal'arnefe,
L'oro è morto, e fio in querele
Con Camilla , e col Marchete
Che mi ftanno ad uno, ad uno
Dolcemente a fcorticar.
Son ridotto in uno flato
' Che ogni cofa mi no impegnato,
E coflretto in confeguenza
Gire al frefco a paleggiar, parte,
S C E N A V.
Camere di Rofinella
Ro/ìneìla, e Pafqualim.
Rof. "VT O'k no> credimi pure,
JJ^l Che tu fei pazzo, ed io coi pazzi
Impazzir non vorrei. Paf. Pazzo mi dici,
Ma non puoi dirmi cieco.
Rof. E cofa vedi?
Pafqu. Vedo quello che baita :
Accarezzarti , tìringerti la mano,
Favellarti all' orecchio, e fofpirare ;
E pretendi , che in pace io Aia a guardare?,
Rof. E perchè {lai prefente.?
Quando viene il Marchefe,
Vattene in .altra flanza.
W> Atto
ràffi. Ecco : ti piace
Dunque lafciarlo far ? Trifta ? aflàfina,
Fatò per tua cagion qualche rovina.
Rof Finiamola una volta. Io 'fono ftanca
Delle tue gelofie. Siamo prometti ,
Ma fpofati non lìamo. Indegno fci ,
Ch'io feguiti ad amarti ,
Finiamola fra noi: lafciami, e parti.
Paf. Ti fdegni ... Non fdegnarti ... alfin tu ve-
Che f amor troppo grande ... ( di:
Rof Eh : non è amore ,
Ma piuttofto pazzia.
Pafq. Il mio temperamento....
Rof. Or su va via.
Pafq. Mi difcacci davvero? Ah nò, perdona..
Io morirò fe più non m' ami.
Rof E penfi . ,
Con le tue gelofie, eh' io poCTa amarti'
Pafq. Più non farò gelofo.
Rof Non ti credo. Pafq. Te 'l prometto
Rof. Mai più? Pafq. Nò: t'aflìcuro.
Rof. Giura, fe vuoi, ch'io creda.
Paf. Ecco lo giuro , j
Adelfo fei placata ? Rof. Attendi bene
Di non farti fpergiuro in avvenire
Mai più non tormentarmi.
Secondo. 39
Pafq. Sempre, Tempre di te voglio fidarmi.
S CENA V I.
Il Mar che fe con libro in mano, e detti, -
Mar. li1 Cco, benché occupato alla lettera
Jjj II cor guida il mio piede a quel-
Da cui non può (laccarli. ( l* oggetto
I Pafq. (Lo a vefle almen guidato ad occuparli.)
Rof. Qual bel libro avete per le mani?
Mar. Un libro di galanti Poefic ,
Che mi diletta affai.
Rof. Piacere ho anch' io
Di leggerne fovcnte.
Mar. Un Madrigale
Voglio farvi fen tir. Ma s'io Io leggo;
Perdo il piacer foave
Di vagheggiar frattanto i voftri rat.
Cameriere? Pafqu. Signor.
Mar. Porta due Sedie pretto
Pafq. ( Sia maledetto
Il mio temperamento!
Sono quelle due fedie il mio tormento. )
Mar. Sedete, Baroncfla,e tu frattanto
Prendi, e leggi. Dà il libro a Pofqualino
Pafqu. Ch' io legga? Mar. E non fai leggere?
Pafq. Si Signor , da piccino
A legger m' infegnava un Contadino.
b 4
40 Atto !
Mar. Comincia, dov' è il fegno. (pegno.)
Pafq. ( Mi difpiace trovarmi in quello im-
Fra due fi fta Nigella : legge
Pafqualino mentre legge fi ferma ad offe*-
vare i gejìi del Marche fe con Koftnella^
ed a foco a foco s infuria.
„ L'adora quefto, e quello (fchinello
„ L* un d' oro abbonda, e l'altro è un me-
( Par quello il calo mio. ) fiegm
Pafqu. Pretto alla bella
„ Sta il ricco,che fofpira, e la man (tende
„ Alle candide guancie.
Mar. Seguita pur. Vi
Pafq. Con il geftir con lei
Gli occhi girar mi fate.
Sedeggio feguitar, voi tralafciatc" .
„ .... Se n' offende
„ L'altro mi fero amante
Che per neceffità llardeve in pace ;
„ E Nigella frattanto, e gode e tace
Ah , vatti a far fquastar.
getta il libra a terra
Mar. Che fu? Rof. Cos'hai? s alzan
Pafqu. Oh, che finora ho tollerato affai:
Che non pollo più Ila r , che Rofinella
Con i capricci fuoi
) Secondo 41
• Mi vuol fare^ crepar dinanzi a voi!
tyf. Pafqualinp Ita cheto . coi* rabbia
Mar, Viay fcordate una volta
* P' una , che già morì I
is?afq. La fpofa mia
Non è morta : El la è qui.
oXJar. LaBaronefla?
I Oh , che pazzo! Refi Vacilla,
lìPafq. Io vacillo ? Ma come ?
Xof. La paura
I Gli ha il cervello fconvolto,
fy/f. Io Pazzo? Mar. Sì* di-molto.
• tJafq. Oh me mefehino ! adunque
Non fon io Pafquaiino?
Tu non Tei Rofinella?-
Anzi, di più, crudele pazzo mi chiami?
Ora conofcoalfin, clie più non m' ami.. .
< j Che. fo?- che mai rifol vò? ah sì , fi mora ....
I Ma , che farà di me , fe poi m' uccido ?
e L' empio Marchete infido
Si godrà J^olì nella,.. Al fol penfiero;
Al folo immaginarlo par, , che fia
1 Nella mia fantafta torva, e mefehina
Di Vulcano i Ciclopi e la fucina....
Che lento?. . . ah panni udir,giupto là a b-
v.De'pefanti martelli il gran tracaflb.(baffo
b $
4& Atro
Che veggo?òhimè.. . quel fdffia neVarbo-
Quel ravviva i tizzoni, e quel fi muove,(ni^"
A preparar le gran faettéa Giove,... f i
Lafciatemi fuggir, genti arrabbiate,
Se più retto fra voi , m' aflàflìnate.
Diavolo, con chi parlo? e dove fono?
Delirante così ,ftoltq ragiono . ..... . , *
Coraggio , alnn fi muora con onore. ^ ) 'I
Voi , verdi piante , e voi jp lafcivi fiori,
Dite in vòftra favella
Alla mia Rofinella, all'Idol mio,
Che cottante , e fedel morto fon' io • v \ I
Già divento freddo , freddo,
Già fon pallido e tremante
Guarda bene il mio fembiante
Se Io puoi più ravvi far.
Retti a voi la fpofa infida
Voi quel pianto rafciugate. . .
Che dal pianto d' una Donna
Non mi lafcio lufingar.
Ma fe il pianto fofle amore
Che per me fentiffe il core ?
Quà mi perdo e mi confondo
Fra il morire e (tare al mondo;
E il penfarci un altro poco
Sarà mèglio in verità. parte
Secondo. 43
SCENA VI I, )
Roftntlla , ed il Ma r chef e,
Rof C \ H % di doppio tormento
Colui mi fa morir ? )
M#r, Non vi agitate,
Cara mia Baronefla,
Per cagion di quel pazzo ,
Ch' io lo farò legar. Olà .. . .
Rof. Signore,
No , tralafciate .Mar. E come ?
Baronefla , piangete?
Son di colui le fmanie,
Che fan di pianto inumidirvi il ciglio ?
Dite : tan to per lui
Siete di cor pietofo !
Rof Penfo, Marchefe , al mio perduto fpafo.
L'amor di Pafqualin©
Per la fua Rofinella
Immaginar mi fa d' efler io quella.
Pari al fuo il mio Barone
Per me fentiva amore .
Di Rofinella al pari
Io l' amava di cor.. .. Ah non ftupite,
S' io dunque piango adeflò,
Perchè fiamo ambidue nel cafo ilìefto»
Mar. Ecco per coufolarvi
b 6
44 Atto
Quel, che fa fare un Cavalier par mìo,
Voltro Spofo fon' io,
Se voi non mi fdegnate , )
Di venti mila feudi
Di contradote un' iftromento io ferivo.
Lafciate il morto, ed or penfate al vivo!
Ro/ lo voftra Spofa ! . . . . pianori /J. 13
Saria la voltra mano
Al merto mio, Signor, troppo alto dono,
Io di sì grande onor degna non fono.
Se per un fol momento io non l'accetto,
Lo vuole il. mio rifpettò;
Grata però mi chiamo a un tal favore,
E tempo chieggo a difeoprirvi il core.
Mar. Capifco, sj, capifco ,
ìteroneffa adorata ,
Che vedova reftata,
Che non fono due giorni,
Volete per modeftia , e per rifpettò
Afpettar qualche rempo. Io fon contento.
Lafcio la fcelta a voi di quel momento.
Penfateci , e credete
Che un cavalier più nobile
Che troja fece in cenere
Unico avanzo celebre
Voi ritrovate in me.
Secondo. 4$
Perito in primo capite
In ftoria, legge , et cetera
In guerra famofìiTimò
Poeta gloriofifllmo
In fomma quel et cetera
Dove volete et cetera
Un imeneo si nobile ^
Più affabile i godibile
Voi non trovate più . parte.
S G É N A Vili.
Rofinella, e poi Pafqualino.
R°f- ¥ ? Dirai , Pasqualino, (mai
1j Ch' io non t' amo cosi : ma chi fa
Quel che rifolto avrà quel furibondo >
Sta il mio core in tormento.. .
Voglio cercar di lui : vo , che conofea*
Quanto s" offende a torto ....
Ah , che faria di me , fe fone morto !
Pafq. PoflìbiI , che non trovi
Una morte a mio modo ! Rof. Pafqualino?
pafq. Ah fei qui ? vieni a tempo
Per vedermi morir. Rof. Sei tu pazzo ?
Mori, e tralafcia al fine
Di tormentarmi pjù. Pafq. /trilla,' che fei*
Morirò. Rof. Ma non fai ,
O faperlo non vuoi , quant' io t'adoro?
<46 < Atto
PafqNon m'ami, nò; per tua cagione io moro.
Rof. Via , mori. Dunque addio.
Paf. Ecco un coltello :
Ammazzami tu fteffa ,
Fallo per carità ,
Non tardare un momento,
Che morendo cosi moro contento.
Rof. Pafqualino i ti prego :
Per carità t' accheta .. .. Afcolta un poco.
P.fq. Nò, prendilo: finifci
ricufando di pigliare il coltello.
Con una morte fola
Di darmi mille morti.
Rof. Ah che fianca fon' io de' tuoi trafporti.
Dammi qua quel coltello. Pafq. Lo vuoi
Rof. Si. Pafq. Per far che ?
Rof. Per terminare
Tanti tormenti. Ingrato ,
Trifto, fpergiuro! ancora
Non ti bafta vedermi
Per amor tuodicafa mia fuggita, • ì
Efpofta la mia vita
Ai perigli del mare , e quali morta ?
Dimmi non ti ricordi i giuramenti?
E gli offervi cosi ? cosi tu meriti ?
Per amor tuo ricwfo
Secondo. 47
Del Marchefe la mano, (no?
E quel ,che ho facto, e quel che faccio è va-
Ah, che dell'amor mio, della mia fede
Troppo, ingrato,mi rendi empia mercede!
Rofinella fyenturata,
Troppo fida , e troppo amante,
Dell' affetto più collante
Bell' efempio, ognor farà.
Ma tu penfi Pafqualino ?
Volgi gì' occhi un poco in qua:
Ah crudel non vedi oh Dio
Come fgÒrga il pianto mio
Sventurata , finghiozzando ^
Difperata andrò cercando
Chi di me avrà pietà.
S CENA I X.
Pafqualino, poi Valerio.
Pafq. Ofinella... Vienqua .. ferma-
XV. " dico .. .
Ecco fìamo da capo ... .
Io non vò più morir : che dolce incantò
E' a quello cor di Rofìriella il pianto!
Pai, Amico che fate?
Che cofa qui afpèttate ?
Sappiate che la fera è qui l' ufanza,
Che cena ciafehedun nella fua lìanza.
b 8
48 Atto
Pif. Cenino pur- Buon prò. Val. La BaronefTa
Va però col Marchefe ,
Che la fece invitar per pulizia.
A mangiare la zuppa in compagnia. :
Pafq. Corro, qua od' è cosi , corroda lei.
Val. Oibò f ordine è dato ,
Ch'entrar voi non dobbiate. (trare?
Pafq. Come ? Cofa ? Perche non devo en-
Val. Perche non vuol con pazzi, aver che fare
Pajq. Girne ! L' ultimo colpo
E' quéiìo all' alma mia. Non c'è più calo
Più rimedio non c' è. Morir conviene ;
E cosi finiran tante mie pene. parte.
Val. E' pazzo certamente. Ecco eoftui
Fa ai contrario di tutti ,
Fermano gli altri il loro buon giudizio,
Quando prendono moglie ,
Ed a coftui frulla il Cervello in tetta,
Quando per buon deftin vedovo retta.
SCENA X. |
Sala con quattro porte praticabili»
Camilla , e Lauretta con lume in mano , poi
il Conte fulla fua porta , indi Rofìnella , ed il
Marchefe precedute da un fervìtore con lume.
Cam. A H si , Lauretta, quella forattiera
XX E' venuta a turbar il mio ripofo, !
8 ci
Secondo. 49
Non batta , che amorofo
Ne fìa il Zio divenuto in poche ore ,
Che il Conte ancora arde per lei d'amore.
Lau. Signora ? ve 1' ho detto tante volte:
Fate pretto , fpofatevi ,
Il tirar troppo avanti
Fa gli uomini incottami
Batta: andate a dormir: cercate adeflò,
Di lafciar i penfieri , andate. . . .
pam. E peni] ,
Ch'io potrò ripofar? No, no. Va pure,
Tiìafcio in libertà. Lau. Ma non volete?
Che io vi venga a fpogliar ?
Cam. Nò non mi occorre.
Addio ( mi fento il core
In tanta agitazione.
Che vo ftar tutta notte in attenzione.)
entra nella fua Jhnza.
Lau. Felice notte ... Oh fi fpicciàffe almeno
Ancor la forattiera 1
Con. Vorrei parlare con la Baronefìa ,
Ma là veggo Lauretta , e non vorrei
Farmi veder da lei ,
Perchè Scuramente
ko direbbe a Camilla.
Panni ientir , che muovanil le fedie,
£o Atto
Si alzeranno, c verrà. Non veggo V ora \
Di ftarin libertà col mio Valerio ,
Come^ che far fogliamo.
Quando dormono gli altri,e noi vegliamo* |
Rof Non più : ba (h , Marchefe
nel fon ire dalla flanza del Mar che fe
Balla fin qui. Lau. Eccomi per fervirvi.
Rof Io voglio , amica ,
Lanciarti in libertà»
Lau. Nò permettete j
Ch' io vi venga a fervir.
Rof Va pur, ti dico \
Troppo ftareiti in piè ci vuol del tempo.
Pria eh' io vada a dormir. Dammi qua
il lume ,
E tu va a ripofar. ( Poterti almeno
Riveder Pafquaiino,
Ma i per non dar fo (petto ,
Afpetterò', che fia ciaf .uno a letto. ) piglia
Lau. Ed io refto aìl' ofcuro .. •. il lume di
Lauretta che refta a tentane e parte, [ripofo
Con. Meglio è afpettar, che ognun vada in
Per non farmi offervare,
R-irorncrò fra poco,
Per tentar di fpilegarle il mio gran foco*
I Lau. Lodato il Cielo.. Credo, :
Secondo. €Ji
Che la fcala fia qua. Sarà un Prodigio
Camminando all' ofcuro,
S' io non vò a dar la terta in qualche muro.
SCENA X lì
Pafqualim^ poi Camilla dalla fuo porta.
Pafqu. T N fra V ombre vado errando,
X Vo la morte ricercando ;
E ho penfato alla più curta
Di morir fu la Tua porta ,
Perchè s' abbia a fpaventar •
Ma pian, piano. .. Chetamente*,..
S'apre l'ufcio.... fento gente ....
Voglio (lare ad offérvar.
Cam. Oh ! che fiera gelofìa !
Chi fa il Conre dove fia ?
Non vorrei, che l'infedele
L' amorofe fue querele
Or andalFe a conferir .
a 2 Pian pianino vò accodarmi.
Voglio un poco augurarmi ,
S'ora veglia , o fta a dormir,
Cam. Qui c è gen te ....
Pafqu. Gente io fento....
Cam. Gli ho toccate le fue vefli....
Pafq. I fuoi panni fono quefti ....
Cam. Uomo Pafq. Donna . . .
fi Atto
a'% E' l'infedele
Che 1' amino va a trovar,
Cam. Vo provare ... . Pafq. Vo far fcejia.
Ehm, Ehm? Cam. Ehm, Ehm....
a s- Quefto è il fegno. Pafq, ( Aflàflìna ! )
$am. ( 'fritto indegno! )
a 2 ( Io mi fento lacerar )
Cam. Siete voi mio caro Conte?
Pafq. ( Ancne 4 Conte ? ) S), fon io.
( Maledetta ! ) .... Idolo mio -
§enza voi non poffo ftat.
Cam, Date pure a me la mano,
E feguitemi pian piano
a 2 ( Quando (iamo nella ftanza
Pugni e calci in abbondanza
Che ti voglio conquafTar ) entrano.
S C E N A X lì,
Ranella , poi (1 Conte.
Ufif. Hi non vede quello core,
Ah non fa, che cofaè amore!
Se non trovo Pafqualino
Non ho pace , non ho ben.
Cbn, Quella è f ora più opportuna
Di tentar la mia fortuna,
Di fpiegar gli affetti miei
A colei, che m'arde il fen....
Secondo.
Ro . Sento alcun . . . . Vò in qua tirarmi ...
Con. Sento gente andar di là ... .
a 1 Zitto Zitto voglio ftarmt :
Non vò muovermi di qua.
Con. Se il Marchefe forte quello^
Che air ofeuro andalìe a lei?
Rof Se mai folTe Pafqualino ,
Difcoprirmi a lui vorrei .
Cont. Alla porta ora m' accollo ,
Per vedere come fkqi
Va piano piano alla porta di Roftnella*
Rof. Ma ? fe fallo , a di (coprirmi
Farei troppo fofpettar.
Con. V ufeio aperto? ... Vi è il concert^
Anch'io franco voglio entrari entra.
Rof. Ho penfato, che ila meglio
Di volermi ritirar . entra
S CE N A X I I I.
Il Marche fi , poi Pafqualino con Camilla,
ìndt Rofinella col Come,
Mar.(^ e mi metto fui alleino,
£3 Sono proprio ira le fpine;
Se mi metto ai Tavolino 5
Peggio ancora ^ ftar non fo .
Voglio andar dalia mia bella *
Vo tentar f che mi permetta
54 A**°
Di ftar feco un'altra oretta,
Che a dormir poi tornerò.
Pafqu. Ah , mia Signora , ajuto , ajutoì
Deh, non mi ftiate più a rovinar.
Cam. Briccone ì indegno ^ tu fei venuto)
Gon intenzione di corbellar.
Mar. (Che cofa fento? che vuol dir quello?)
Rof. Signor, partite , deh fate pretto ,
Prima che alcuno polla òffervar.
Mar. ( Ohcofpettone ladelTo, adelTo.)
corre e torna fubito cól lume
Con. Fui temerario , ve Io confetto;
Ma folo amore s' ha da incolpar.
Mar. Oh quella è buona ! o quella è bella !
La mia nipote con Pafquahno!
La Baroneflà con il Contino!
Che cofa develì di voi penfar ?
a 4 Che forprefa ! che accidente.
Come intenderla non fo-
Mi ritiro chetamente,
E pian piano me ne vò.
Mar. Alto , alto, miei Signori ,
Tutto tutto vuò feoprir.
Con. az) Son venuto qua di fuori...
Cam. ) Io di più non fo che dir.
Pafq. Io Pafquino ho ricercato,
Secondo.
E Martorio ho ritrovato,
Io dirò fono innocente
Rof. Trovo quello , c veggio quello
Si confonde il mio cervello.
E di più capir non fa.
[Mar. Oh che imbroglio maledetto!
Oh che notte è quelta quà !
Ma tu parla ....
Pafq. Già l' ho detto.
Mar. Ma voi dite.. . .
Cam. Non fo niente.
Mar. Dite voi .... i
Rtf Sono innocente
Vont. Io non fo che raccontar.
Mar. Tutti, tutti adeffo ^ adeffb
Io vi mando a far fquartar.
T utti Che Scena è mai quella !
Che fiero fofpetto !
Cofpetto ! colpetto !
Non polTo più ftar.
Mar. Finiamo utia volta ;
Silenzio , filenzio. ...
a 4 Afcolti chi afcolta ,
Io voglio gridare,
E quanto mi pare
Suflurro vuò far.
Fme dell' Atto Secondo.
ATTO TERZO.
SCENA PRIMA.
Camera.
Camilla + Lauretta , poi il Conte.
Cam. He ne dici Lauretta ?
Di che Signora mia?
Cam. Delia Dama Salvatica.
Che fi fpacciò fra noi ,
Per una BaroneiTa foraftiera*
E non è che una bella avventuriera
Luti. Che fento!
Cam. Un'accidente fecefcoprir la cofa ,
Quella di Pafqualinoè l amorofa.
Lau. Di Palqualino ?
Cam. Certo: e il Signor Conte
Meco fi fe incollante
Per si nobile amante. Or che fen vieni
Voglio con il mortrar di non curarlo
Vendicarmi di lui.
Lau. Anzi a forza d' ingiurie
Sfogate pur con elTo il voflxo fdegào.
Con. ( Non poflo più a Camilla
Negar la mia incoiìanza;
Ma dopo tutto quel che fi è feoperto
Me ne duole , e vorrei
Terzo. 5*7
Procurar di tornare in grazia a lei. )
Zam. Perche non vi avanzate ì
Zon. Per rifpetto, Signora.
Lau. Dite perche fapete il vottro merito,
C#».Cara Camilla... Cam.Eh. peniate per ora
Ad amar Donna Aurora ,
Che per ogni riguardo
Io mai non ardirei
Di contrattar la preminenza a lei.
A te fido quetto core
Fanne pur quel che ti pare
Bada a te non l'ingannare
Che farebbe crudeltà.
Quello core poverino,
Che legò crudel dettino
Or vorrebbe fe potette.
Ritornare in libertà. parte,
SCENA IT.
Lauretta ed il Conte.
Lau. ^[ i può dir molto buona
£3 Quella mia padroncina.
Con, lo la trovo al contrario, anzi otti na ta,
Lau. Guai a' voi fe Camilla io fofiì ttata.
Con. Che vuoi dir? Lau. Le parole
Non farebbono fole
Per sfogar l'ira mia , quando ho ragione
58 Atto
Adóprerei le mani, ed il baffone.
Ma quella forertiera >
Voglio intanto cercar: e voglio almeno
Dirle tante infolenze
Quanti inchini le ho fatti , e riverenze.
Con. Faremo pace si ; non paflà un' ora.
Che ritorna placata;
So, che di me Camilla è innamorata.
Ma vedo venir gente a quella parte.
Mi voglio ritirare ,
Ed a placar la bella io voglio andare.
S C E N A I I I.
// Marchefe , Valerio , poi Rojìnella.
Mar. Che fmania ! o che rabbia !
Pai. ( O che cattivo tempo ! )
Mar. Maggiordomo? Pai. Signor..»
Mar. ( Mi fento il core
In troppa agitazione).
Pai. Sono a comandi fuoi.
Mar. Venga qui Rofinella
Nè Pafqualin fì Iafci poi partire.
Pai. Vado torto il comando ad obbedire.
Mar. O amor di querti colpi
Tu fai nei petto mio t
No non importa ,
Che Rofinella fia nobile , o vile
Terza
E' Tempre agli occhi miei bella , e gentile.
?o/T Signor col cor tremante ...
Mar. Accollatevi pur. Rof. Chiedo perdono
Se con una finzione (donna
Ebbi P ardir . . . Mar. Tacete. Effer voi
! Forfè ballar potria
Per farvi perdonar una bugìa.
Rof. Perdonate Signor. L* amor , la fede
Che ho a Pafqualin giurata . . .
Mar. Né vi pentite ancor d'eiTermi ingrata...
Sentite Rofìnella,
Se milantar volerle
Il titolo di Dama, e Dama infatti
Vi renderà l'amor d'un Cavaliere,
Dal voftro cor {"cacciate Pafquaiinó
Ed all' affetto mio grata ,e pietofa ,
Non ricufatc più d'effer mia fpofa.
%of. Vollra Spofa .... Di nuovo
Con bontà inaudita
Sento la vollra mano a me elìbita.
Son confufa • ... Mi perdo;
• Vi ringrazio di core. ..
Ma ricufar io devo un tanto onore.
Vuole il mio amor collante ,
Ch'io non diventi infida al primo amante.
Mar. Balìa ingrata cos) : non più, fra poco
6o Atto
Trovar il modo io ipero. i
Che vi- faccia alla fin cangia penfierej,
Rùf. Ecco la mia Coftanza
Fin a qual fegno arrivai
Siegua pur quel che vuole
Non vuò farmi fpergiura
Voglio andare a cercar di Pafqualino ;
E pria eh' altro rifolva
Il Marchete Gelofo
Voglio fc nza tardar farlo mio fpofo.tarte -
SCENA I V.
Appartamento del Marchefe
Pafqualino, poi il Marchefe.
Pafq. f~\ Udii vuole, che afpetti il mio
padrone
Sono ui agitazione.
Mar. Sei qui ? Pafq. Son qui Signore.
Mar. Dimini : Sai tu eh' io fia ?
Pafq. Per quel eh' intefi a dir dalle perfone
Un Marchefe voi (lete, un Signorone.
Mar. Vedi fino a qual fegno
Voglio eflfer generofo. Ecco una borfa
Con cento doppie : a te voglio donarla,
Perchè tolto ritorni al tuo paefe. I
Pafq. Datela pur , che fiate benedetto ;
Yuòa pigliar Rofinella
Terzo. ói
E non perdo un momento ,
Ma volo ai par del vento.
Mar. Che dici ? Rofmella ! a lei nemmeno
Non ardir di penfar.
Paf. Come ? Dovrei
Scio andarmene via ? ( troppo;
Oh non pollò! E non voglio: Io l'amo
E di più fra di noi
Una prometta abbiam di matrimonio.
Mar. Ed io vo, che tu parta
Senza di Rofmella •
Paf. In tutto il refto
Vi ubbidirò, ma non Signore in quello,
Mar. Cosi dunque , birbante , ad un par mio
Di conrradir ardifci ? afcolta , e trema.
O ferivi, che rinunzj
Alla di lei promeifa , ed al fuo amore ,
O che all' ufeir di qua
Amazzato farai fenza pietà, parte
pafq. Come , Signor, fentite : o fventurato
O lafciar Rofmella , o trucidato.
Io feri ver che rinunzj a Rofmella ?
Ah no, morrei piuttofto ;
Già tanto 5 e tanto di dolor morrei;
Se dovefli reftar fen#a di lei.
Ma fe ammazzarmi lafcio
62 Atto
Rofinclla chi fa ,
Se nemmen lo faprà? .. ...
E poi quando fon morto
Tanto e tanto è perduta.
Animo dunque rifolvi Pafqualin ;
Fin che fi vive fempre v' è fperanza
Scriverò per fortir da quella ftanza .
Pafq. Rofinella , amato bene
Più non fei di Pafqualino ,
Il crudele mio dettino
V noi eh' io t' abbia da lafciaiv
Rof. Tu mi lafci in abbandono
Più non penti al noftro amore:
Come mai ti foffre il core
Di potermi abbandonar.
Pafq. Tiditò....
Rof. Che dir potrai .
Pafq. Il mio cafo tu non fai.
Rof. Non ti puoi giammai feufar.
( Ah che in quefto gran cimento
a 2 ( Troppo grande è il mio tormento
( Troppo fiero è il mio penar.
Pafq. Che rifolvo... .
Rof. Penfa bene....
Pifq. Rofinella .... Scriverò.
Rof Scrivi dunque, ferivi ingrato
Terzo. : .
Che to fteflb anch' io farò.
Pafq. Io dichiaro, c ancor non voglio
La mia fpofa abbandonar.
Rof Mi protetto in quello foglio . . . .
( Pafquahn non fa che far. )
\Pafq. Non va bene.
Rof Non conviene
a 2 Orlo torno dunque a far,
\ Pafq. Io dichiaro col prefente
Che rinunziò a Rofmella
Si mariti , 0 ila Zitella
Io la lafcio in libertà.
Rof A qualunque col prtfente
Sia pur vedova ,o Zitella
Fa rinunzia Rolì nella
Deli' infido Pafqualin .
Ptfq. Tu rinun/j all'amor mio?
Rof. Tu mi lafci in abbandono
( Io fon degno di perdono
a 2 ( Cosi vuole il- mio defila .
Pafq. Rofinella?
Rof. Pafqualino?
a 2 Qua peofiamoci un pochina
Pafq. Effer fido a te vorrei
E la vita ancor falvar.
Rof, Un amante eh' è c ottante
6 4 Atto
Non fi lafcia {paventar. »
Pafq. Dici ben (tracciamo il foglio
Rof Si va ben lo (traccio anch' io.
a * Ecco qua , (tracciato è già.
Pafq. Mia Rofinella
Non più timore.
La mano, e il core
Ti voglio dar.
Rof. Si Pafqualino
Si mio carino ;
Sempre colante
Ti voglio amar.
Pafq. La tua manina/
Rof Eccola quà.
) Cara carina
a 2 ) Non dubitar.
Paf Mia Rofineifa
Non più timore
La mano il core
Ti voglio dar*
Rof Si Pasqualino
Si mio carino
Sempre colante
Ti voglio amar.
( Che dolce affetto f
* 2 ( Che be! diletto. I
Terzo. 65
(Il cor di di giubbile
Sento mancar.
SGENA V.
Il Marchefe , e detti.
Mar. Ome! che veggo qua! Voi in que*
ftaftansa?
Come venuta, ed a far che ? Parlate?
Rof. A trovar fon venuta il mio Marito.
Mar. Come Marito! E tu, come efegui-fti
L'ordine, che ti ho dato ?
Pafq. Ho fcritio il foglio, e poi l'ha lacerato*
Mar. Ah, indegni tutti -due!. Dell'ira mia
Vi ridete cosi?
Rof. Signor, perdono,
Pietade . . . Oh fe volete
Qualcheduno punir per tal cagione
Ora che Pafqualino è mio conforte
Rofinella punite.
Mar. Oh mio fchernito Amore! Anteponefle
Un mefchinello y un vile
Ad un ricco Signor, ad un Marchefe?
JLof. Ah, mio Signor cortefe ,
Pafqualin per mio amore
Tutto aveva perduto. A luifoltante
Non reftava altro ben,che Rofinella,
Togliergli ancor la fpofa non faria
66 Atto
Crudeltà fenza cfempio, e tirannia?
&afq. Or ora piango di confolazione.
Mar. Ceda, ceda, il mio amor alla ragione^
I voiìxi (entimemi
Lodo, ftìmo l'affetto
E quel core fedel, che avete in petto*
Sentite ... Ma voglio,
Che fiano teliimor j
Dell'atto generofo
Mia nipote, l'amico, e tutti gli altri,
Clie già vengono a noi. " > .
S C E N A ULTIMA.
T ititi.
Cam. TT Ccomi ? Signor Zio, fono da voi,
Con, £jj Sonquà» amico, ancor* io.
Val. ( Ciò, che iiegue vediamo. )
Li». ( Davver ne fon curiofa. )
Mar. Di quel , eh' è già pattato
Fra noi , più non li parli.
Rofinella è fpofata a Pafqualino;
Ed io, che già l'amai, d'amore in fegno
Mille doppie di dote ora le aflegno.
%of. Oh Signor generofo!
faf. Oh me felice Spofo !
Cam. Giacché tutto, Signor , voi perdonate
Perdono al Conte anch'io ;
Terzo.
E guando fia contento,
Per mio Spofo V accetto.
Mar. Io v'acconfento.
Con. Contentiflìmo io fono.
Mar. Si Spofi pur chi vuole
Mi Spoferò ancor' io
Quando trovi un' Amante,
Ch'abbia di Rofinella il cor collante*
CORO.
Coftanza in amore
E' il pregio più raro ;
Che un cor può vantar.
Chi 'I trova in un core ,
Se '1 tenga ben caro ,
Ch'è affai da ftimar.
IL FINE.